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giovedì 10 dicembre 2015

Un affaire coniugale

Libro internazionale, composto per essere tradotto in una ventina di lingue. Ambientato a Parigi, sullo sfondo della cultura borghese par excellence, e con un sottotetto per scenario; pomeriggi al Café Charbon e concerti notturni di gruppi di nicchia, alcool e hashish in abbondanza, pochissimo sesso. Non a caso è l’epitaffio di un matrimonio: la donna, masochista per vocazione, paga il fio della maternità; l’uomo, immaturo e fallocentrico, scopre il ruolo genitoriale nel momento in cui smette quello di sposo inadempiente (avaro, superficiale, narcisista, segaiolo, omosessuale latente). C’è uno smaccato schieramento, bacchettone nonostante gli sforzi. Si aspetta il processo definitivo assistendo a un’istruttoria un po’ viziata, senza argomenti di rilievo contro la protagonista – che reclama, più che altro, il mancato senso di responsabilità di suo marito (una macchietta), e non accenna agli effetti deleteri dell’eroica missione-mamma. I limiti della mascolinità sono sviscerati a puntino: abbiamo il colpevole, insomma, mentre la vicenda sviluppa una capziosa ambiguità fra le parti di vittima e carnefice, perché è fin troppo evidente che a sbagliare è sempre e soltanto “lui”. Un romanzo che vendica, un po’ in ritardo, secoli di soprusi e maschilismo, ma non dà il minimo contributo al tema della differenza di natura, se non addirittura di “specie”, tra maschio e femmina.

lunedì 21 settembre 2015

Un giorno questo dolore ti sarà utile

Ho molti dubbi su Peter Cameron, e anche sul progetto editoriale di Adelphi. Rispetto a "Quella sera dorata" la storia dell'adolescente in crisi sembra rappresentare un passo indietro, forse due. Non ci sono dubbi, invece, sull'episodio cruciale nella vita di questo scrittore: l'università - con la paura di iscriversi, e la tentazione di abbandonarla.