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sabato 9 gennaio 2016

Macbeth

Ieri Macbeth, in comitiva (e dietro mia proposta). Non è piaciuto a nessuno, per la "pesantezza" dei dialoghi tratti alla lettera dalla celeberrima tragedia. Nella sbrigativa conferenza tenutasi all'Old Wild West, si è subito capito che il vero problema del film è Shakespeare. Il resto, a detta dei più, "poteva anche andare". Io ci tenevo a vedere Fassbender al cinema, e fino alla grigliata era perlopiù soddisfatto: l'impianto dell'opera tocca sì il manierismo; e l'eccesso icastico, con gruppi di personaggi in posa, insieme a una smodata ricerca di simmetrie (tout court), lo rende un po' statico (c'è una componente di pittura e di teatro che rischia di prevalere su quella cinematografica). Gli attori, tuttavia, rimediano con innegabile grandezza: anche Marion Cotillard - una Lady Macbeth emaciata che, infine, lacrima sulla propria istigazione. In generale, belle atmosfere con tanta nebbia, paesaggi montuosi, cieli funesti e spettri, uomini sordidi coperti di cicatrici; e interni gotici, candele, banchetti sfarzosi, ombre e paranoia dappertutto.

martedì 17 novembre 2015

12 anni schiavo

In una certa misura (pur messo sul chi va là dalla caterva di premi), mi ha deluso. E' il tipico drammone con psicotici sparsi (Fassbender però eccelle) e martiri da monumento. Non indispone, ma non aggiunge né toglie. Di Mc Quenn avevo ammirato "Shame", a mio aviso più audace e complesso anche su un piano formale. Al di là dei tragici contenuti storici, lo schiavismo è un tema "comodo", tanto più se si percorrono strade narrativo-psicologiche già battute. In questo film accade; anzi, direi che vederlo è stato una specie di deja-vu lungo 139 minuti. L'immedesimazione nella vittima, ormai, è un binario morto - comunque redditizio. Non a caso si continuano a girarae film sull'Olocausto. Il pubblico ha un gusto dell'ecatombe un po' astratto. Sarebbe interessante organizzare delle deportazioni fuori dai cinema.

venerdì 30 maggio 2014

SHAME

La pellicola, elegantissima, trapassa il corpo opaco della pornografia, ritorna di continuo allo scempio di una completa distruzione affettiva; il volto nobile di Fassbender pare stagliarsi su un riverbero di luce ghiacciata. E' una deriva moderna di sessualità disperata e vorace che anela solo all'oblio (la storia delle dipendenze non è che questo subdolo soccorso della dimenticanza di sé: non pensare più). Qui si naufraga in un assillante carnaio di incontri, in uno sprofondamento masturbatorio che riempie il nulla quotidiano di orgasmi a ripetizione. La materia è pericolosa, ma il regista (che ha un nome ingombrante: Steve McQuenn) la affronta al di sopra di qualsiasi moralismo, con un tocco maschile finissimo, coraggioso, partecipe. Gli si perdonano volentieri alcune (poche) goffaggini, ineluttabili quando si rappresenta il coito: non c'è mai compiacimento, e i colpi vanno tutti a vuoto senza gusto né ammiccamenti. Più che erotizzati, ci si ritrova sgomenti, perfino commossi. La colonna sonora, poi, per una volta si eleva dalla melliflua sottolineatura, è una specie di drammatico ammonimento che tiene fisso lo sguardo di tutti su queste macerie di cuore impastate nello sperma.