martedì 27 gennaio 2015

Roth

Leggo molto: un processo di accumulazione con tempi brevi, per voracità col contagiri. Fretta perlopiù immotivata (ma si inquadra in una nevrosi più ampia, di furente assimilazione, di godimenti rubati). Mastico poco. Sputo un boccone che mi rassomiglia, e che svela tutto il cannibalismo della faccenda. Si addenta il corpo nudo della morte, lo si rivolta per fotterlo. E ha un buco di culo lucente, come un diamante. Quanto a Roth, "La cripta dei cappuccini" è inerziale rispetto alla "Marcia" - resta, d'altronde, l'inerzia di un capolavoro, con ripetizioni, eccipienti funerari, e immagini che stillano immediate dal Sacrocuore della Mitteleuropa. Si sente bene che, dietro, c'è un alcolizzato col suo filare di bottiglie. E' la gloria dei cocci. E ci fa camminare sui pezzi di vetro.

giovedì 8 gennaio 2015

Quattro per sempre

Questa pagina è dedicata a Giovanna, a una passeggiata tratta dai giorni felici, coi pini di Santa Margherita che diradano e Nora in lontananza. Ci mostrò un’agave fiorita: cento anni per uno stelo alto dieci metri. «E poi muore» disse stupita. Ma occorrerà anche più di un secolo affinché possa ricomparire quel fiore d’umanità che era Lei.

martedì 8 luglio 2014

IL CORPO

Su Tiscali, un reportage fotografico in dieci lastre per scoprire il corpo di Ines Sastre che "cede davanti ai paparazzi". E ancora, una didascalia, "Un disastro chiamato Ines Sastre", che identifica l'attrice nella sua buccia d'arancia. Il pezzo sputtanante segna un riscatto per tante donne che, spessissimo, si vedono surclassate da simulacri ritoccati con Photoshop. Ma, in modo più subdolo, ribadisce l'Imperativo Categorico della perfezione, consacra una tara, soprattutto nelle più giovani. Ci sono responsabilità che meriterebbero disastri ben più seri di un po' di cellulite. http://spettacoli.tiscali.it/gallerie-fotografiche/Un-disastro-chiamato-Ines-Sastre/47833/

giovedì 19 giugno 2014

Giorgio Mario Bergamo

Sto leggendo "L'estate, forse" con gusto inaudito: è una prosa alta e "discriminatoria" che si sovrappone, quasi, alla vicenda, diventa il romanzo stesso. Più che scrittura difficile, un sentimento aulico senza concessioni alla fruibilità - una specie di memoir che forza la sintassi, la piega ai suoi bisogni fisici, di narrazione corporea e capricciosa, un po' viziata, perfino. Mi appaga molto leggere questa libertà stilistica: è come operare una decifrazione: il vocabolario sovrabbondante, principesco, mi sollecita di continuo a indagini etimologiche, come a misurare lo spessore della lingua adottata. E poi la materia: il ritorno dalla guerra, gli stenti della normalità coi ricordi del Fronte che ancora fumano; e Parigi, rue de Montmartre - l'occhio languido, la sensualità, la solitudine individuale che vaga per la Storia... Ho dato un'occhiata alla biografia di Giorgio Mario Bergamo, e si capisce meglio, forse, perché un libro così sia arrivato alle stampe, e da Einaudi. Ma tutto passa in secondo piano rispetto al godimento che ne traggo.

sabato 14 giugno 2014

Il Griso

Io so chi è il Griso: c'è una zona della mia psiche in cui egli ancora gironzola torvo, indisturbato e superfluo. Questo accade perché non ho "interiorizzato" Manzoni - e per il solo fatto di non essermene mai occupato. Nessuno, d'altronde, mi ha costretto ai libri: li leggo perché, intorno ai sedici anni, ho scoperto che alcuni soddisfacevano (in parte) la mia libido. Non dubito che taluni abbiano tratto un torbido gusto dai Promessi sposi, ma per quanto mi riguarda potrei leggere questo capolavoro solo dietro compenso.